Condividere ricordi ed emozioni per vivere meglio (di Fabio Martorano)

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Il gruppo come auto terapia. Il gruppo come macchina revocatrice dei ricordi di ognuno di noi. Lo dice la Ricerca Medica EXETER: “Condividere il proprio passato ed esternare le emozioni che le accompagnano, j0432905ci aiutano più di una cura di farmaci e di integratori”.

In passato venivano chiamate “buone e sane abitudini”. Le comunità si trovavano sui sagrati delle chiese, nelle piazze, nelle stalle, nelle case. Riti e costumi popolari che permettevano alle persone di porsi a confronto e di stimolarsi a vicenda in quella che oramai è divenuta la difficile arte dell’ascolto e dello scambio delle opinioni e dei ricordi. Da qui la voglia di comunicare sentimenti ed emozioni. Oggi si conferma che quella era la strada giusta per vivere meglio: condividere passioni, gioie e dolori fa bene alla salute e allo spirito. Si rafforza la mente, si stimola la memoria, si tonifica il fisico e si recuperano e si mantengono attive le facoltà del cervello e si rinforza il nostro fisico a prevenire le malattie degenerative.

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Al dirla ancor più chiaramente, pare che non esista farmaco migliore di quello di poter condividere con altri qualche minuto alla settimana. Confrontarsi sui ricordi aiuta a vivere meglio. E se è vero che la medicina siamo noi, allora è pure vero che stare in compagnia stimola l’attenzione, educa all’ascolto; accresce la voglia di sapere e di capire, di conversare e di rievocare, di mettere in gioco la nostra memoria e quindi a tirare fuori nostalgie, ricordi, emozioni. Tutto questo porta a lenire i dolori più profondi dell’anima.
Ritrovarsi con altre persone è una sorta di medicina. Una terapia. Lo dicono attenti studi in campo medico e sociale. “Il gruppo è un antidoto che aiuta a prevenire senilità, infarto, alzheimer e depressione”.

La Ricerca EXETER
Un recente studio medico inglese dell’Università di Exeter, in Gran Bretagna, esorta le persone a ritrovarsi fra loro per condividere le esperienze vissute al fine di liberare le proprie emozioni. Infatti i ricercatori, mediante una raccolta dati su 650 pazienti con problemi di cuore, hanno avuto modo di verificare che inserendoli in piccoli gruppi di ritrovo (mezz’ora alla settimana), costoro miglioravano il proprio stato di vita e di salute molto più dei pazienti curati singolarmente. La loro pressione arteriosa si normalizzava, le difese immunitarie si rafforzavano. Non solo: le loro facoltà cognitive, l’uso della memoria e l’apparato respiratorio segnalavano una chiara ripresa rispetto a coloro che seguivano invece le terapie farmacologiche tradizionali. Ma ancor più evidente è la dimostrazione positiva dei risultati raggiunti con le terapie di gruppo organizzate dai ricercatori stessi con un centinaio di pazienti delle case di cura di Cornwall e Somerset. Pazienti anziani che dovevano ritrovarsi in piccoli gruppi una volta alla settimana per sei incontri. Ebbene le loro facoltà cognitive e mnemoniche hanno avuto recuperi sorprendenti e un miglior stato di salute generale. Scrive Antonio Lojacono – “condividere i propri ricordi e le emozioni con gli altri ha potere terapeutico. La nostra memoria emotiva infatti agisce sulla nostra identità, permettendoci attraverso il confronto di renderci più forti”. (Antonio Loiacono è il Presidente della Società Italiana di Psicologia (Sips). Ha scritto “la Sala degli Specchi” ).
I ricordi possono essere belli o brutti. I primi ci arricchiscono e ci rafforzano; i secondi, invece, tendiamo a tenerli chiusi nel nostro intimo. Ciò crea disturbi, inquietudini, malesseri e introspezioni caratteriali. Le conseguenze possono essere anche gravi: dalla difficoltà di respirazione all’infarto; dalla depressione all’aggressività, dalla smemoratezza all’alzheimer.
Conclude Lojacono: “Esternare i nostri malesseri è un atto liberatorio che rincuora, armonizza, rasserena, rafforza”.

Dunque inserirsi in un gruppo di ritrovo, iniziare a frequentare persone che abbiano stessi bisogni e interessi può solo farci bene; questa è una modalità di vita che può divenire una medicina e che può essere assunta fin dalla più tenera età e non ha controindicazioni. Stare in mezzo agli altri e comunicare il proprio mondo interiore è una forma di educazione alla vita e al rispetto della propria salute e di quella altrui. Tale prassi dovrebbe essere messa in pratica in ogni età. Prima si inizia, meglio la sia apprende e più la si fa propria.

Risultati a confronto : Sara Forcelli: “ Nostalgia. Se ricordare il passato regala un futuro in salute” R2 La Scienza (“ Repubblica” 25/09/2009 pag. 55)

Gli effetti sulla salute grazie agli stimoli del gruppo
(dalla sperimentazione Exeter)

Si comincia da giovani l’educazione al confrontoj0439453

 


Queste le cifre confortanti e i benefici riscontrati dalla Ricerca Exeter
– 40 % = Le probabilità di attacco cardiaco
+ 20 % = La reazione all’infarto
+ 57 % = La reazione alla depressione
– 88 % = Calo dell’aggressività

Queste le cifre che invece dobbiamo combattere e che spaventano:
a) Sono 7,3 milioni di persone con demenza senile. In Italia un milione. Il 60% ha Alzheimer
b) L’infarto del miocardio colpisce ogni anno 800.000 persone in Europa. 160.000 solo in Italia
c) Depressione: 120 milioni sono gli europei che la soffrono. In Italia 15 milioni di persone la subiscono e la combattono con psicofarmaci.

(Fabio Martorano)

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